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mons. Giovanni Massaro
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05/04/2025: Incontro sull'enciclica Dilexit nos

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Il 5 aprile , i religiosi e le religiose della diocesi dei Marsi hanno pensato di...
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28/03/2025: Auguri alla comunità musulmana per...

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Carissimi sorelle e fratelli musulmani , con viva gioia vi porgo, attraverso questa...
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29/03/2025: Convegno sulle cure palliative

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Un prezioso appuntamento di formazione e approfondimento, promosso dal Movimento per la...
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28/03/2025: Giubileo del laicato

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« Sei tu la mia speranza », è questo il tema che guiderà il giubileo del laicato ,...
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22/03/2025: Messa di ringraziamento per le suore...

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Le Suore benedettine di carità , che gestiscono e animano la casa di accoglienza Domus...
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14-21/07/2025: Pellegrinaggio diocesano in Spagna

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diretto da S.E. Mons. Giovanni Massaro dal 14 al 21 luglio 2025 Attraversando la...
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Berardo, nato nella diocesi dei Marsi nel paese chiamato Colli di Monte Bove (Carsoli, AQ) da Berardo, signore del luogo, e da Teodosia di nobile famiglia.Fin dalla fanciullezza diede segni di indubbia santità;per l'educazione fu affidato ai canonici della cattedrale di Santa Sabina, e il vescovo lo ammise fra gli accoliti, riconoscendone la formazione. Trasferito in seguito a Montecassino, sotto l'insegnamento del monaco Paolo si distinse per santità e dottrina. La fama del giovane indusse il papa Pasquale II a chiamarlo a Roma, annoverandolo fra i suddiaconi e nominandolo preside della provincia campana. Svolse così bene il suo ufficio che lo stesso papa Pasquale II lo promosse cardinale diacono di Sant'Angelo, e successivamente cardinale presbitero di San Crisogono. Essendo nel frattempo resasi vacante la sede vescovile dei Marsi – scossa tra l'altro per lo scisma del vescovo Sigenulfo – vi fu inviato Berardo, che con autorità e santità cacciò l'intruso e restituì la pace e la concordia.
Il vescovo, che aveva trent'anni, entrato in diocesi si adoperò per correggere gli abusi e i vizi, comportandosi in modo ammirevole. Ma fu ostacolato e combattuto da diversi avversari, che gli tesero insidie, lo minacciarono e infine lo scacciarono dalla sede. Il pontefice, che lo amava tanto, lo accolse per un po' nel palazzo lateranense, poi lo inviò come legato ad Alatri e a Veroli e infine in Sardegna. Finalmente fu richiamato nella sua diocesi, dove, come un muro inespugnabile, con prudenza verso i ribelli, ma impavido, continuò la sua missione. Estirpò la simonia, eliminò il concubinato, difese i piccoli, riformò il clero con la parola e l'esempio.
Tra tutti questi impegni si fece promotore di un'iniziativa per aiutare i poveri: organizzò un centro di raccolta del grano da distribuire a più poveri. Una volta, venuto a mancare il frumento, invitò l'incaricato di ramazzare il pavimento del deposito e si compì il miracolo: la ramazza accumulò tanto grano quando ne occorreva al povero questuante. Custodì il suo gregge fino alla morte. Colpito dalla malattia, esortò il suo clero alla fedeltà a alla santità, lasciando ad esso un testamento spirituale di grande valore. Dopo venti anni di episcopato, morì il 3 novembre dell'anno 1130. Il suo corpo fu sepolto nella cattedrale di Santa Sabina, successivamente venne traslato a Pescina (AQ) nella chiesa a lui dedicata. Attualmente riposa nella basilica concattedrale di Santa Maria delle Grazie. Si festeggia il 3 novembre e il 2 maggio.


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